sculture pino savoia


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recensioni

"Il limite dell’arte è che parla a uomini che non la professano".
Avvicinarsi alle opere di Savoia, con scetticismo, armati di ogni buon senso, convinti del proprio buongusto, che quello che state leggendo siano lettere su di un foglio: è il miglior modo per ignorarla. La pittura in Lui appaga il bisogno di immedesimazione nella cosa, il bisogno di astrazione, il bisogno di sottrarla alla contingenza per purificarla in un valore assoluto prossimo al dogma, rifuggendo la volontà di riprodurre fenomenologia già accertata e virtuosismi estetici.
La ricerca dell'Artista attraversa la soglia del sensibile, nutrendosene inevitabilmente, ma tale esperienza è solo la necessaria premessa cognitiva per approcciare materialmente alla cosa. Il passaggio successivo è un giudizio di valore che rielaborato nel mistero dell'immaginario proprio, vivifica nell'opera compiuta trasformando la cosa in Cosa, le sue trasfigurazioni non possono essere soppesate con il canone quotidiano dell'esperienza umana, perché anche la spregiativa qualificazione convenzionale che possono avere le ''
deformazioni'', in Lui divengono dissolvenze, che non sono mostruosità iconografica, ma interminabili astrazioni e profondissime contemplazioni che vivono proiettati in modo solo parzialmente intelligibile nelle sue opere.
Savoia sedimenta le proprie conoscenze artistiche, con consapevolezza, sulla strada tracciata dai grandissimi del novecento; ma ritrovarsi nella tavola senza tempo dell'esperienza artistica somma, non è per Lui una scelta ma piuttosto una esigenza. L'omaggio a Bacon, Dubuffet, Klee, Mirò, Picasso, diviene esigenza evocativa di quei padri putativi di cui avverte la presenza nei suoi
transfert immaginari, trasversali, dai soffi di rugiada ai lembi di luna.
Superare l'immagine significa superarne la fisicità la dimensionalità, le direttrici ordinarie. Dell'uomo o della cosa Savoia ne vuole il ritratto spirituale, vuole la foto dell'anima che l'esperienza umana non offre ai più, aprendosi agli artisti. Essi, soli, conoscono l'urna dell'emozione, che a Loro si dischiude, domarne la forza, forgiarne la luce è l'opera di Savoia. La sua arte può intimorirci, perché ci spinge su vie ignote senza legenda, ma qualche attimo davanti alla sua opera ed una mano verrà a condurvi, l'esserci o non esserci diviene la nuova frontiera con cui esprimere il proprio consenso all'opera, essendo superata la categoria del piacere o non piacere. Qualsiasi cosa ci presenti Savoia è la sua Cosa, la sua storia, gli oggetti sono pagine intinte nel cuore, narrazioni interiori che attraverso l'introspezione si riversano con proiezioni istintuali che modificano attraverso deformazioni liriche la realtà scaldata dal soffio della vita, la bidimensionalità è esperienza acquisita, un argine stretto nel fluire sperimentale della ricerca pittorica, alle raffigurazioni dei grandi maestri omaggiati, Savoia aggiunge la terza dimensione ignota che fuori dal campo reale appaga le curiosità estreme; creare profondità non è solo esercizio scultoreo ma un modello mentale che ci rende tangibile l'inesistente, la tridimensionalità immaginaria è un salto oltre le frontiere del visibile che solo nella magia artistica assume verità, lo sforzo volumetrico che per gemmazione enuclea dalla pagina piana, è ricerca di altro che consolida tra le mani, nell'opera compiuta l'istantanea dell'autoritratto dei grandi artisti non rimane che un impercettibile pigmento nel nuovo tessuto artistico creato. Il pedissequo, adulatore della fotoriproduzione può rimanere deluso, qui non vi è il tremore che coglie il buon pittore nella spasmodica corsa all'eguale, Savoia è artista giovane ma con una maturità tecnica già dimostrata e fuori dal perimetro geometrico lo ritroviamo nei gesti di colore,.. fuliggine dell'anima dopo zampilli d'emozione.
Ruffini Fabio

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